#IntervisteDiViaggio: Trekking in Nepal da Kathmandu all’Himalaya

“Giorno 9. Quando avrò più tempo, vi racconterò un po’ dei tanti incontri che si fanno tra queste cime innevate, in questi villaggi che si sono fermati al tempo delle famiglie con 7 figli e delle coppie di buoi a trainare aratri in legno….”

 

Scusate l’inizio d’effetto ma preparatevi perchè sarete catapultati in Nepal per questo nuovo articolo della serie #IntervisteDiViaggio.

Oggi abbiamo il piacere di intervistare un nostro grande amico: Demetrio Castignola di Ponte dell’Olio (PC) che ci racconterà del suo bellissimo viaggio da Kathmandu alle vette dell’Himalaya. Demetrio viaggia da sempre in giro per il mondo, ama lo sport ed è esperto di storia e del mondo antico quindi chi meglio di lui può raccontare un viaggio tra montagne, storia e tradizioni?
Il Nepal è una repubblica federale democratica situata nell’Asia meridionale. Confina a nord con la Cina (regione del Tibet) e sud con l’India e presenta un territorio prevalentemente montuoso.
Visitato ogni anno dai turisti di tutto il mondo  per i suoi paesaggi e per la sua storia, i suoi templi e tradizioni.
Purtroppo nel 2015 un violento terremoto ne ha ridotto l’afflusso turistico ma speriamo  che ritorni più florido di prima!

Dai allora Demetrio, iniziamo!

Quanto è durato il tuo viaggio e quale è stato il tuo itinerario?

15 giorni di trekking zaino in spalla, più qualche giorno di visita a Kathmandu e dintorni.
Sappiamo che sei appassionato di corsa, trekking, bicicletta e sport in generale. Perchè hai scelto proprio il Nepal tra i tanti percorsi disponibili?
Ero curioso di conoscere le montagne più alte del mondo e una cultura che mi avevano detto essere molto diversa da quella occidentale.
Ti sei documentato prima di partire o sei partito all’avventura? 
Ho acquistato le due guide della Lonely Planet, “Nepal” e “Trekking in Nepal” per scegliere un itinerario adatto alle mie possibilità. Poi però mi piace molto non fare programmi precisi e adattare il mio viaggio in base agli incontri, ai racconti di altri viaggiatori, suggestioni del momento, ecc.

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Cosa hai portato con te in viaggio? Era molto pesante il tuo equipaggiamento?
No, ho cercato di seguire al massimo la mia filosofia minimal. Avevo lo zaino più leggero di tutti quelli visti sui sentieri. Un Grivel Mont Blanc da 38 litri mi è bastato per tutti i 15 giorni di trekking anche se ovviamente ho dovuto fare qualche volta il bucato. Non avendo obiettivi alpinistici ma solo escursionistici, il materiale occorrente è veramente poco. E io volevo muovermi in velocità.
 Nel caso in cui tu abbia affrontato il viaggio da solo da cosa è stata motivata questa scelta?
Sono partito da solo perché nessuno poteva venire con me in quel periodo (ottobre-novembre). Viaggiare soli ha tantissimi lati positivi, in primis legati al fatto che così si fanno molte più conoscenze e, con qualche abilità linguistica, si riesce a entrare molto più in contatto con la gente del posto. In ogni caso sono tornato in quel Paese anche l’anno successivo, e quella volta con alcuni amici, e l’esperienza è stata anche migliore.

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 Cosa ti ha colpito di Kathmandu?
Arrivato a Kathmandu non riesci a non sentirti sopraffatto. Polvere, inquinamento, povertà, caos. All’inizio non è facile l’approccio con la città, serve qualche giorno di adattamento. Tenete presente però che alcuni monumenti buddisti e induisti sono meravigliosi e nel centro trovate un’infinità di negozietti di artigianato locale davvero stimolanti anche per un non amante dello shopping come me. Sono tornato dal viaggio con tutti i regali di Natale già acquistati!

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 Quanti km al giorno avevi preventivato di  percorrere e quanto sei riuscito effettivamente a farne? Quale era la tua andatura media?
Non ne ho idea! Andavo veloce, secondo le guide Lonely i tre trekking che ho concatenato richiedevano circa 25 giorni e io li ho fatti in 15 ma non saprei esattamente quanti chilometri e quanti metri di dislivello facevo al giorno. In ogni caso bisogna considerare che l’approccio con l’alta quota (sopra ai 3000-3500 per intenderci) richiede anch’esso un po’ di adattamento.

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 Nei primi giorni dopo aver lasciato Kathmandu è iniziato il tuo percorso verso il confine con il Tibet e  ti sei ritrovato in una tempesta di neve sul Laurebina Pass a quota 4600. Come  hai affrontato questa situazione?
Il terzo giorno è stato uno dei due momenti più difficili del viaggio. Volevo superare un passo himalayano a 4600 metri e poi ridiscendere per passare la notte a 4000 vicino ai laghi sacri di Gosainkund. Lasciato però l’ultimo villaggio a quota 4200, è iniziato a nevicare in modo piuttosto copioso e così mi sono trovato da solo e quasi perso visto che la neve copriva tutti segni sul sentiero e la visibilità era pessima. Devo dire che però in un momento difficile come quello, ho avuto la lucidità di prendere la decisione giusta, che (come spesso accade in montagna) era quella di tornare indietro, pur se questo significa rinunciare ai propri progetti, piccoli o grandi che siano. Sono così tornato ad un rifugio che avevo visto lungo la salita e ho passato la notte lì insieme ad un gruppo di ragazzi  tedeschi e alla loro guida, che si erano trovati nella mia stessa  situazione.

nepal trekking mountains

Il viaggio poi fortunatamente è proseguito. Come sono andati i giorni a seguire? Come sei riuscito a risparmiare le energie giorno dopo giorno?  Come hai gestito le necessità quotidiane: cibo, pulizia, corrente elettrica…
I giorni successivi sono stati più lineari. Sveglia sempre all’alba, ricca colazione (uova, porridge, miele con il pane locale detto “chapati”), partenza per la giornata di trekking zaino in spalla immerso in una natura magnifica, pranzo veloce in una delle molte “Guesthouse” che si trovano su tutti i principali percorsi di trekking, pomeriggio ancora di cammino che generalmente si concludeva intorno alle 16 quando cominciavo a sentire un po’ di stanchezza e cercavo un’altra di queste semplici ma confortevoli “Guesthouse” dove cenare e pernottare. La doccia è presente in molti di queste sistemazioni, a volte con acqua riscaldata da pannelli solari, altre volte fredda. Il riscaldamento (a legna o cherosene) è presente solo nella stanza in cui si mangia, non nelle stanze e tra le 19 e le 20 viene spenta per evitare consumo di risorse inquinanti e di cui si ha scarsa disponibilità, specie in alta quota. Ciò lascia molto tempo per leggere o scrivere, all’interno del proprio sacco a pelo però perché di notte la temperatura è sempre molto bassa (sopra i 3000 circa è sotto zero, mentre di giorno anche alle quote più elevate si soffre il freddo molto raramente). Pensavo fosse difficile abituarsi a una routine di questo tipo, invece dopo un paio di giorni infilarmi nel sacco a pelo già alle 20 era qualcosa che non mi pesava per niente, anzi…

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Ci sono stati giorni in cui hai creduto che forse non saresti riuscito a chiudere l’intero percorso?
No, avevo sempre un po’ di margine per far fronte agli imprevisti e rientrare comunque a Kathmandu in tempo per l’aereo di ritorno. Nello specifico, l’unico imprevisto è stato un giorno che ho passato per intero a letto con grossi problemi intestinali. Per il resto tutto bene.
Ci vuoi raccontare qualche incontro che ti ha particolarmente colpito o cambiato?
Gli incontri sono stati tanti. Un ragazzo italiano che ha deciso di lavorare sei mesi all’anno e viaggiare gli altri sei con cui ho camminato 4-5 giorni (che scelta di vita!). Due ragazze canadesi con cui ci siamo concessi il lusso di un paio di bicchieri di vino di ritorno a Kathmandu dopo 15 giorni tra le montagne, mangiando quasi solo riso e lenticchie, mai carne, mai alcolici (almeno per quanto mi riguarda). L’incontro con la Natura nell’alta valle del Langtang, al confine con il Tibet, è stato credo quello più emozionante, in ogni caso. E’ stato un giorno incredibile, solo in una valle himalayana tra decine e decine di yak, sempre sopra i 4000 e al cospetto di montagne altissime, non mi è mai capitato di sentirmi così piccolo e al contempo così “ospite” di una natura in cui l’uomo è parte irrisoria, una componente del tutto marginale. Anche oggi, ad anni di distanza, non vedo l’ora di tornare in quel posto, è una specie di richiamo che credo sentano quasi tutti quelli che hanno frequentato quelle zone. Anche per questo motivo, la notizia del terremoto che ha devastato quei posti l’anno successivo mi ha colpito profondamente e spinto ad organizzare raccolte fondi ed altri eventi per far conoscere il mio viaggio ed invogliare le persone non solo a fare donazioni, ma proprio a viaggiare in quel posto magico che vive di turismo e ha bisogno che i viaggiatori continuino ad affluire per sostenere la debole economia locale.
L’ultimo giorno ed il saluto all’Himalaya. Cosa hai provato in quel momento?
L’ultimo giorno di trekking ho avvertito una malinconia pazzesca. Confrontandomi poi con altri viaggiatori, ho scoperto che si tratta di un fenomeno comune quasi a tutti. Si sente che la vita nomade sta per finire e il ritorno alla civiltà, il lavoro, la routine è imminente.

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 Che idea ti sei fatto del Nepal?
Il Nepal è un paese meraviglioso, che ha tantissimo da offrire a qualunque tipo di viaggiatore. Inoltre i costi sono molto contenuti, quindi consiglio a tutti (anche ai non appassionati di montagna) di andare.
 Che consigli daresti a chi vuole intraprendere un percorso simile al tuo?
Consiglio innanzitutto di partire e di non farsi troppi problemi. In Nepal non mancano itinerari di trekking adatti a tutti, anche bambini piccolissimi e anziani già parecchio avanti con gli anni. Ogni 2-3 ore di cammino massimo si trovano strutture dove è possibile mangiare o dormire e, scegliendo il percorso giusto, i rischi sono veramente limitati. La popolazione è sempre cortese, disponibile quasi per natura e anche questo aiuta molto il viaggiatore a sentirsi tranquillo in ogni circostanza. Le stagioni giuste per il viaggio sono la primavera e l’autunno, che sono quelle più secche, ma scegliendo magari percorsi diversi si può andare anche in inverno o in estate.
 Qualche gadget tecnologico si è reso indispensabile durante il viaggio?
Dal punto di vista teconologico, il Nepal è in costante evoluzione. Nel 2015 erano presenti molti più posti col wi-fi rispetto ad un anno prima, quindi anche le comunicazioni erano più agevoli e oggi lo saranno ancora di più. Altra cosa utile potrebbe essere un orologio con GPS, ma personalmente in Nepal non l’ho mai utilizzato.

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Si conclude così la nostra intervista.

Un’esperienza vissuta in solitaria ma che ha permesso a Demetrio di conoscere la gente del posto ed avere un contatto più diretto con la natura. Demetrio è tornato sicuramente segnato da questi bellissimi luoghi e da una cultura totalmente diversa dalla nostra. Dopo il terremoto si è dedicato a raccolte fondi, donazioni e promozione del territorio raccontando i suoi viaggi e speriamo, nel nostro piccolo, di averlo aiutato almeno un pò!

INFORMAZIONI UTILI

  • Guide: “Nepal” e “Trekking in Nepal” – Lonely Planet
  • Ricordate che in Nepal è necessario un visto che è possibile richiedere online.
Alla prossima!

2 pensieri su “#IntervisteDiViaggio: Trekking in Nepal da Kathmandu all’Himalaya

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