#IntervisteDiViaggio: Foresta Nera zaino in spalla

Oggi abbiamo il piacere di conoscere e intervistare Stefano Brembilla, un 30enne di Capriate San Gervasio (BG) che ha deciso di condividere con noi la sua avventura nella Foresta Nera. Per chi non lo sapesse, si trova a sud-ovest della Germania, nella regione di Baden-Württemberg e deve  il suo nome alla fitta foresta di abeti. Si estende da Nord a Sud per ben 150 km ed è una zona ricca di colline, valli, piccoli laghi e corsi d’acqua con cascate. Graziosi villaggi si intervallano alla ricca e verde vegetazione rendendo questo territorio ideale per escursioni e percorsi di trekking!

Pensate che da questi luoghi hanno preso ispirazione i fratelli Grimm per le loro storie.

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Stefano ama viaggiare ma ha sentito la necessità di provare un’esperienza diversa..quindi iniziamo con l’intervista:

  • Ciao Stefano, raccontaci perchè hai deciso di fare un’esperienza di escursionismo/sopravvivenza nella foresta nera?

I motivi principali sono due: volevo mettere alla prova la mia mente ed il mio fisico, ma principalmente cercare di allontanarmi dal caos della lombardia e godermi il silenzio della natura e la sensazione del tempo perchè quando siamo presi da tanti impegni, sembra non bastare mai. Un viaggio a piedi, tra alberi e colline immerse nel silenzio, ti fa capire quanto in realtà il tempo sia tanto e quanto ne gettiamo via tra preoccupazioni e pensieri – spesso inutili.

  • Con chi hai deciso di affrontare questa esperienza?

Con Alessandro Corno, un amico di vecchissima data conosciuto durante le vacanze estive a Branzi passate con i nostri nonni tra partite di calcio, tuffi nel fiume ed avventure tra i boschi. Quando gli ho proposto l’idea ha accettato immediatamente!

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  •  Prima di partire avevi qualche timore dato che si tratta di una sfida complicata?

L’unico vero timore era legato alla quantità di tempo disponibile. Ho desiderato e pianificato questa escursione a lungo e ho deciso di impiegare le ferie estive per completare il percorso tuttavia, in quelle due settimane, basta anche una storta ad una caviglia o una febbre per impedirti di finirlo, ma fortunatamente è andato quasi tutto alla perfezione!

  •  E’ stata la tua prima volta?

Si, prima di allora avevamo passato, al massimo, una notte in tenda tra le montagne della Val Brembana.

  •  Come avete pianificato il percorso: prima della partenza o giorno per giorno?

Non sono il tipo che prende e parte senza una meta – o almeno, non ancora – quindi abbiamo pianificato scrupolosamente tutto il viaggio, dai trasporti all’ equipaggiamento, dai viveri alle soste, accordandoci anche in caso uno dei due non volesse o potesse proseguire. Abbiamo comunque commesso degli errori, dovuti alla mancanza d’esperienza. Ad esempio Alessandro ha sottovalutato l’importanza di un buono zaino ed io quella di un paio di scarpe un pò più grandi, ed infatti l’anno successivo le cose sono andate molto meglio!

  •  Cosa comprendeva il vostro equipaggiamento? Era molto pesante?

Qui si apre il capitolo più doloroso della vicenda: non si viaggia mai abbastanza leggeri! Essendo in due ci siamo divisi una parte di equipaggiamento, Alessandro aveva la tenda ed io acqua e cibo; ognuno aveva tre indumenti di ricambio leggeri, uno pesante, l’occorrente per il fornelletto da campeggio, sacco a pelo, tappetino, un diario, macchina fotografica, sandali (si, se ti vengono le vesciche con le scarpe – ed io ne avevo alcune davvero enormi – sono il classico uovo di colombo). Il peso complessivo alla partenza era di circa 20kg, aumentato di altri 4 per l’acqua aggiuntiva che abbiamo imparato, a nostre spese, a portarci dietro.

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  •  Hai fatto della preparazione fisica?

Avremmo dovuto farne sicuramente di più! Abbiamo dormito una notte in montagna dopo una salita di un paio d’ore giusto per prendere dimestichezza con tutta l’attrezzatura (montare la tenda di notte non è sempre facile) ed un’altra notte di luglio abbiamo camminato una trentina di km lungo l’argine dell’Adda tra Trezzo e Imbersago. Questa volta per abituarci alle scarpe e per capire, più che altro, se il giorno dopo saremmo stati disposti a percorrerne altrettanti.

  •  Quale è stato il tuo tragitto e quanti km giornalieri hai percorso?

Abbiamo seguito tutto l’itinerario del Westweg (ovvero sentiero occidentale) con partenza dall’ estremo nord della Foresta Nera, dalla città di Pforzheim, e arrivo a Basilea, dove la foresta finisce. Comprese le volte in cui abbiamo camminato per diverse ore in direzione sbagliata, e relativo ritorno sul sentiero corretto, pensiamo di aver fatto circa 310 km.

  •  Come hai soddisfatto i bisogni quotidiani come mangiare, lavarsi e dormire?

Per i generi alimentari ci siamo rifornirti ogni due o tre giorni avendo sempre a disposizione delle scorte per un paio di giorni: ad agosto non sapevamo se, nei piccoli paesi, avremmo trovato un negozio aperto. Tuttavia, solo in un paio di occasioni, abbiamo dovuto cenare davvero con poco. Ma quel poco, di sera sotto le stelle, era infinitamente piacevole! L’acqua invece è stato davvero un problema: abbiamo sofferto la sete parecchie volte, ma solo per colpa nostra. E’ stato un agosto particolarmente torrido ma abbiamo pensato che, essendo un territorio forestale, sicuramente ci sarebbero stati dei corsi d’acqua dove poterci rifornire e lavare. Siamo quindi partiti con circa 3 litri d’acqua in due, scoprendo ben presto che con sette litri potevamo coprire solo una giornata perché ci sarebbe servita anche per cucinare! Tutto sommato, tolte due occasioni in cui eravamo davvero a secco, siamo sempre riusciti a trovare dell’acqua, accontentandoci anche di quella non del tutto potabile!

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  •  Secondo te questo viaggio è alla portata di tutti?

Non nascondo che, per come l’abbiamo affrontata noi, sia stata una faticaccia. Eravamo inesperti e fuori forma, ma verso la terza tappa, nei pressi di un lago, abbiamo incontrato un signore sulla settantina che stava affrontando il nostro stesso percorso con tappa finale Torino al posto di Basilea. Questo significa passare dalle Alpi! Quindi si, è alla portata di tutti!

  •  Hai conosciuto qualcuno di interessante durante il tragitto?

Non è stato uno di quei viaggi che possono riempire un libro tra ricordi ed incontri, ma oltre al signore anziano abbiamo incontrato un maestro del legno (si, in Germania ci sono scuole per imparare ad intagliare il legno) molto simpatico ed un tizio che sembrava essere un incrocio tra Owen Wilson e Russel Crowe, con un cappello da cowboy, un passo da maratoneta e una scorta di Marlboro per almeno un mese. Ma sto dimenticando Raphael, un personaggio un pò schivo ma sempre allegro!! Un avvocato francese che lavora nei Paesi Bassi e che aveva deciso di affrontare il nostro stesso percorso.

  •  Il fattore linguistico è stato un problema?

Nessuno parla italiano ma praticamente tutti masticano l’inglese – che è fondamentale quando hai bisogno –  e, benchè la cordialità tedesca non sia paragonabile alla nostra, tutti si sono dimostrati disponibili!

  • Come giudicheresti questa tua esperienza?

Usando un solo aggettivo direi indimenticabile. Usandone qualcuno in più la definirei estenuante,memorabile e divertente.

  •  Hai imparato qualcosa su te stesso?

Assolutamente si. Innanzitutto che sono in grado di farcela. E, con il lavoro sedentario che faccio, avevo qualche dubbio a riguardo. In secondo luogo che la mente ti spinge semplicemente oltre. Oltre la fatica, oltre i dolori, e semplicemente oltre i tuoi limiti – che sono, per lo più, frutto della tua stessa immaginazione.

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  • Quale consiglio daresti a chi vuole fare un’esperienza simile?

Allenatevi con un pò più di decenza rispetto a noi – vi assicuro che ci vuole davvero poco – , preparatevi bene , abbiate ben chiaro in testa cosa fare in caso di emergenza (il telefono sarà sempre carico? Ho delle medicine a portata di mano? Ho una carta di credito oltre a dei contanti per delle spese improvvise? Il mio zaino è resistente e le mie scarpe comode e già usate abbastanza? La mia tenda sufficientemente spaziosa e isolata dall’acqua? il mio sacco a pelo tiene caldo e, se bagnato, si asciuga in fretta? Ho del repellente per gli insetti?) ma soprattutto, più di ogni altra cosa, non caricatevi di aspettative: farete fatica, tanta! Ma il traguardo che si avvicina, l’ emozione di camminare sotto alberi altissimi, il buio della foresta, il suono del vento e una sosta per una birra le ricorderete per sempre!

Ultimo ma non per importanza: sulla carta è vietato dormire in tenda nella foresta, ma nei fatti nessuno verrà a dirvi qualcosa, basta seguire poche regole di buon senso, come accamparsi tardi e partire presto e non accendere fuochi fuori dalle aree consentite, e più di ogni altra cosa non lasciare rifiuti! La foresta è un luogo bellissimo ed è tenuta in modo impeccabile: lasciamola così! Inoltre ogni tanto troverete dei piccoli rifugi di legno aperti al pubblico e totalmente gratuiti (in pratica sono solo dei tetti sulla testa, ma se piove vanno benissimo) con delle aree per fare il fuoco: un falò sotto le stelle non ha prezzo.

  •  Ci sono dei rischi particolari da tener presente?

La foresta nera è un posto sicuro. E’ comunque un’area civilizzata,  i paesi non distano mai più di tre-quattro ore di cammino quindi anche in caso di imprevisto si può essere raggiunti in poco tempo. Anche la fauna è assolutamente innocua, ad eccezione di serpenti -ne abbiamo incrociati tre, ma capita anche da noi in bassa montagna – e zecche: a queste si che bisogna stare attenti perchè il morso di una zecca può trasmettere malattie anche gravi. Noi abbiamo portato con noi delle creme repellenti appositedato che la zecca è endemica nella bassa foresta – almeno fino ai 600-700 metri di altitudine, oltre non se ne trovano.

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  • Qual è stato il momento più difficile e quale il più bello?

Se dovessi scegliere il momento più difficile e frustrante ti direi durante la settima tappa Hausach–Wilhelmshöhe (per noi la quinta se non vado errato). Siamo arrivati a mezzogiorno, ci siamo riforniti in un supermercato e abbiamo mangiato della pizza bevendo succo di mela. Abbiamo ripreso a camminare verso l’una, faceva un caldo tremendo e abbiamo affrontato una salita ripidissima con un’umidità nel sottobosco mai vista, e arrivati in cima (avevamo già finito l’acqua) abbiamo scoperto che di salite ce n’erano altre tre da fare – più corte ma non ne avevamo davvero più. Abbiamo raggiunto fine tappa attorno alle 19, senza acqua e circondati dagli insetti…per fortuna abbiamo poi trovato una fontana di acqua non potabile con cui abbiamo cucinato i noodles! E’ stato un incubo! Per il momento bello…ne metto due a pari merito: dopo le rocce granitiche di Gunterfelsen, durante la tappa Wilhelmshöhe – Kalte Herberge, abbiamo trovato una radura collinare circondata dagli alberi, con un agriturismo che abbiamo sfruttato per riempirci la pancia. Dopo aver mangiato e bevuto abbiamo raggiunto una panchina sotto ad un albero, per goderci la vista e riposare un pò; uno dei momenti di pace più assoluti di tutto il viaggio! E il secondo al lago Titisee, dove abbiamo trovato quello che doveva essere l’ultimo letto nell’ultimo ostello disponibile: eravamo stanchi e sporchi e finalmente poter fare una doccia e riposare una notte su un letto quasi morbido è stata una soddisfazione! Ma il viaggio in sè è stato tutto indimenticabile, lo ricordo come fosse ieri!

  • E’ facile seguire il sentiero?

Assolutamente si, è segnalato molto bene ed i punti in cui si può essere indecisi sulla strada da seguire sono veramente pochi. Essendo comunque il più difficile dei percorsi che attraversano la foresta, state sicuri che il westweg prenderà sempre la direzione più complicata! Ci siamo persi un paio di volte, ed entrambe dovute alla scarsa attenzione ai segnali che indicano la direzione: dopo tante ore di cammino si procede a testa bassa e può capitare di sbagliare strada.

  • Quale sarà la tua prossima avventura?

Dopo il westweg (2015) ho completato anche il sentiero centrale (Mittelweg, nel 2016), leggermente meno impegnativo (ma stavolta faceva freddo!). Se dovessi scegliere la prossima meta, tra quelle fattibili in termini di tempo a disposizione, sarei indeciso tra la Francia del sud (Cammino di Stevenson, 260km), la Lapponia (Kungsleden, 450km) e la Germania sud-est (Goldsteig, 660km). Ma se proprio devo sognare, allora dico Great Patagonian trail, un percorso recente che corre in Sud America per ben 2000km!

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Siamo arrivati alla fine dell’intervista.

Sicuramente un bellissimo viaggio escursionistico quello di Stefano compiuto insieme al suo amico Alessandro. Trattandosi del loro primo vero viaggio all’avventura hanno sofferto un po’ l’inesperienza ma nonostante questo, grazie alla loro grande forza di volontà, sono riusciti a terminare il percorso. Giorno dopo giorno hanno imparato “sulla propria pelle” come
affrontare al meglio i problemi quotidiani come la gestione dei beni di prima necessità.
Quello che traspare chiaramente dalle parole di Stefano è:
“ragazzi provateci..è una esperienza unica, a tratti difficile ma che vi regalerà grandi emozioni, soddisfazioni e bellissimi ricordi! Ma fate un po’ di allenamento prima eh?”

INFORMAZIONI UTILI

  • Stefano ci consiglia le guide disponibili su questi siti:
  1.  http://www.schwarzwaldverein.de/wege/fernwanderwege/westweg.html
  2. http://www.schwarzwald-tourismus.info/entdecken/Wandern
  3. Westweg-Broschuere_2012-engl-Internet

Se avete domande da fare a Stefano fatecelo sapere nei commenti!

A Presto!

 

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